Il varicocele pelvico femminile: cos’è e come si cura

di Chiara R 1

Molte donne, sopratutto durante il ciclo ed i rapporti sessuali, soffrono di dolori cronici al basso ventre. Questi disturbi, le cui cause vengono spesso tralasciate, possono derivare da una patologia definita varicocele pelvico femminile.

Che cos’è il varicocele pelvico femminile?

Si tratta di una dilatazione varicosa delle vene ovariche, ossia della formazione di vere e proprie vene varicose attorno alle ovaie. Questo, insieme al conseguente reflusso a valle nelle vene del sistema salpingo-ovarico, può causare la cosiddetta Sindrome da Congestione Pelvica che, oltre al forte dolore al basso ventre, determina la formazioni di varici vulvari, perineali e degli arti inferiori. Anche se il varicocele è un disturbo di cui soffrono più di frequente gli uomini, si calcola che la sua “variante” femminile colpisce circa 250 mila donne in tutta Italia, con 10 mila nuovi casi all’anno.

In linea di massima, si tratta di donne con varici alle gambe, indice di una tendenza ereditaria alle vene difettose, e di donne che hanno avuto molte gravidanze che, per il grande afflusso di sangue, presentano dilatate le vene dell’ utero e delle ovaie. Nella totalità dei casi, il varicocele è associato a forti dolori pelvici, intermittenti o continui, che possono aumentare di intensità in concomitanza del ciclo mestruale, dei rapporti sessuali e stando in piedi a lungo.

Spesso il dolore arriva alla parte posteriore delle cosce e dei glutei e può accompagnarsi a costipazione intestinale e a forte stimolo urinario. Il varicocele viene generalmente diagnosticato attraverso un Ecocolordoppler pelvico e transvaginale che confermerà la dilatazione e l’incontinenza delle vene ovariche e uterine. In passato, la cura del varicocele femminile prevedeva una legatura chirurgica delle vene attraverso un’incisione addominale. Attualmente, invece, si procede con un’iniezione sclerosante, praticata sotto controllo radiologico, per chiudere  le vene dilatate attorno all’ ovaio ed eliminare il dolore.

In anestesia locale -come spiega Carmine Di Stasi, responsabile del trattamento al Policlinico Gemelli di Roma– un sottile catetere viene introdotto in una vena all’ inguine e spinto fino all’ altezza delle ovaie per iniettare un liquido di contrasto: se il varicocele risulta confermato, di solito a sinistra, s’ inietta il liquido sclerosante. Dopo una trentina di minuti si controlla l’ avvenuta sclerosi delle vene dilatate e si estrae il catetere.

Come spiegano gli esperti, la diagnosi e la cura del varicocele femminile sono molto importanti e non vanno trascurate in quanto la stasi venosa potrebbe causare la formazione di numerose cisti ovariche e l’acutizzazione del dolore.