Tubercolosi al Policlinico Gemelli di Roma: ora i casi sono 96

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Dopo 12 giorni,  sono 96 i casi positivi al test sui 1358 bambini nati al Policlinico Gemelli tra gennaio e luglio 2011 e presumibilmente entrati in contatto con l’infermiera del reparto di neonatologia che si è ammalata di tubercolosi attualmente ricoverata al Lazzaro Spallanzani.

Lo abbiamo già ribadito in precedenza ma è bene, anche per non creare eccessivi allarmismi, che la positività non implica necessariamente la malattia, anzi la sua incidenza è piuttosto bassa (circa il 10%). L’Oms ha calcolato che circa un terzo della popolazione mondiale è venuta a contatto con il Mycobacterium tuberculosis. Questo perchè il batterio si trasmette con facilità attraverso le vie aeree ma per fortuna viene bloccato altrettanto facilmente dalle cellule dendritiche.

 

Ma considerando che i neonati sono venuti a contatto con il batterio fin dai primi giorni di vita è opinabile che il sistema immunitario non ancora perfezionato potrebbe costituire una breccia alla diffusione dei bacilli. Ecco perchè è fondamentale avviare fin da subito le procedure per la profilassi per tutti i neonati e i loro genitori.

Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, sottolinea la tempestività dei controlli citando un episodio analogo avvenuto a New York nel 2003:

quando 613 neonati furono esposti al micobatterio della tbc e solo 227 furono rintracciati e sottoposti al test, cioè il 37% dei bambini interessati. Nel nostro caso, invece, in 12 giorni i neonati sottoposti al test sono stati pari all’83% del totale.

La fase di monitoraggio però non è ancora conclusa: continuerà anche nei prossimi giorni negli ambulatori del San Camillo, del Bambino Gesù e dei Gemelli e non si fermeranno fino a quando tutti i neonati saranno saranno sottoposti al test diagnostico.

E’ pervenuta anche una nota ufficiale in seguito alla denuncia del Codacons che ha individuato la causa della trasmissione della tubercolosi nel marito dell’infermiera ammalato di tubercolosi nel 2004.

Il signor M.P., marito dell’infermiera dipendente del policlinico Gemelli non ha mai avuto alcuni tipo di rapporto lavorativo con l’hospice Villa Speranza.

Villa Speranza è collegata al Policlinico Gemelli,  ma secondo l’indagine dei Nas l’uomo avrebbe lavorato in un altra Rsa privata.