Scarlattina: sintomi nei bambini e cura

di Ishtar Commenta

Scarlattina: sintomi nei bambini e cura

La scarlattina appartiene alla famiglia delle malattie esantematiche, esattamente come il morbillo e la rosolia, ma, a differenza di queste ultime, non è causata da un virus, bensì da un batterio. Nello specifico si tratta di un batterio streptococco del gruppo A,  il quale è capace di produrre una tossina che può causare il colore tipico dell’eruzione cutanea che contraddistingue la malattia. Nonostante la scarlattina, al giorno d’oggi, possa venire curata senza problemi, è importante non sottovalutarne le possibili reazioni post infettive. Ammalarsi più di una volta di scarlattina è possibile, ma estremamente raro.

I sintomi della scarlattina sono la comparsa di febbre molto alta, intorno ai 39 °C, la quale può essere associata a mal di gola, ma anche a nausea e vomito. A differenza di quanto si potrebbe comunemente pensare l’eruzione cutanea non è sempre presente, essa compare solo quando il ceppo infettivo si caratterizzi per il fatto di essere produttore di esotossine. Questa si caratterizza per la presenza di macchioline di colore rosso che compaiono solitamente nella zona dell’inguine, delle ascelle e del corpo, salvo poi estendersi su tutto il corpo. Segue, a distanza di qualche giorno, la desquamazione, seppur in forma leggera, delle aree interessate.

Il tampone faringeo, insieme alla comparsa dei sintomi appena descritti, sono i punti di partenza dai quali capire se ci si trovi di fronte alla scarlattina e dai quali partire per intraprendere la giusta cura in maniera tempestiva. La scarlattina va curata con gi antibiotici, con i quali debellare il batterio che la causa. Quello indicato è l’amoxicillina, che va assunto per 10 giorni consecutivi, mentre per tenere sotto controllo la febbre va utilizzato il paracetamolo. Intervenendo per tempo con la corretta terapia vengono scongiurate eventuali complicazioni successive. Tuttavia è possibile che vi possa essere la comparsa di altre patologie ad essa legate, come ad esempio gli ascessi perifaringei o retrotonsillari, la rinosinusite o l’otite media acuta, tutti da non sottovalutare.

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