Rientro a scuola per diverse regioni: i sindacati chiedono maggiori certezze

di Gio Tuzzi Commenta

E’ ancora oggetto di discussione il rientro a scuola in moltissime regioni d’Italia. I dati che sono stati registrati alla fine dello scorso 2020, dall’Istituto Superiore di Sanità, non forniscono un quadro chiaro e definitivo. A condizione confusa, si aggiungono diverse altre problematiche, variabili da regione a regione: il ritorno in presenza a scuola, necessita di una solida sicurezza sia per gli alunni tutti, che per il corpo insegnante e per tutte le figure appartenenti al grande sistema scolastico. Questa sicurezza, è stata parzialmente “garantita” dal calcolo del numero dei contagi, che è rimasto tendenzialmente basso in relazione alle fasce d’età dai 3 ai 19 anni.

 

Un leggero aumento dei contagi è stato registrato tra settembre e ottobre, in particolare nella fascia d’età che vai dai 14 ai 19 anni, seguita dalla fascia 6-10 e poi da quella 11-14; i casi però sono sempre rimasti al di sotto della soglia stabilita, per cui, la scelta del Governo, è stata quella di ripristinare le lezioni in presenza, da gennaio. Sono state aperte prima le porte di infanzia e primaria, e poi le scuole medie; il ritorno in presenza per le scuole superiori, è previsto per il prossimo mese di febbraio per molte regioni d’Italia. Il ritorno ai banchi di scuola, atteso e sperato da tantissimi studenti, oltre che dal corpo docente, non è stato come tutti se lo aspettavano: le aspettative sono state tradite da una serie di situazioni che hanno causato una risposta di ribellione da parte del corpo studente, delle loro famiglie e dei sindacati.

Rientro a scuola
Il rientro a scuola ha causato no pochi problemi

Dal 7 gennaio 2021, circa il 50% degli studenti è ritornato in classe: alcune regioni, hanno scelto di differenziare l’orario d’entrata per le diverse classi, mentre altre regioni hanno lasciato invariato l’orario d’ingresso e di uscita per tutte le classi. In particolare, Il Friuli, la Lombardia, la Liguria, la Puglia, la Campania (ad eccezione del beneventano), Toscana, Calabria e Abruzzo, hanno imposto uno scaglionamento degli ingressi, cosi come delle uscite, al fine di evitare assembramenti. Questa prima scelta ha costituito il primo punto di critica da parte degli studenti e del presidente dell’ANP: gli scaglionamenti tendono a scombussolare lo studio, in quanto alcune categorie di studenti, appartenenti ad istituti superiori, con sei ore di lezione, sono costretti a tornare a casa nel tardo pomeriggio e a studiare di sera.

 

Altro punto oggetto di critiche da parte degli studenti degli istituti superiori in particolare, è quello della sicurezza: molti istituti non sono ancora fatiscenti, e non hanno ricevuto i banchi singoli adatti al distanziamento imposto dalle norme Covid. In atto scioperi e rivolte, a cui si aggiunge un sensibile aumento dei casi tra bambini e ragazzi. La situazione resta ancora molto confusa.