Papà sempre più partecipi alla cura dei figli, segno dei tempi che cambiano

di Redazione 2

La società cambia, complice non solo il crescente numero di donne lavoratrici ma anche il proliferare di contratti di lavoro a tempo determinato che vedono impiegati “a turno” ora mamma, ora papà. La famiglia, di conseguenza, si riorganizza. Papà è più vicino e partecipe e scopre nuovi modi di essere e di relazionarsi con i figli. Un universo inaspettato.

Il fenomeno è di nicchia ma esiste. A testimoniarlo è uno studio appena pubblicato sull’Osservatorio Isfol dal titolo: “Paternità e cura familiare”, firmato da Tiziana Canal, sociologa e ricercatrice dell’università Carlos III di Madrid, che ha intervistato un campione di 6 mila donne tra 25 e 45 e identificato due gruppi di padri: high care e low car.

I primi sono soprattutto compagni di donne che lavorano ed hanno titoli di studio elevati e il loro impegno nella cura dei figli e nello svolgimento delle faccende domestiche è tanto maggiore quanto più impegnativo e remunerato e il lavoro delle loro compagne. Questi padri hanno un’età media compresa fra 30 e 35 anni e risiedono soprattutto al centro nord. Non solo giocano con i loro figli ma anche li lavano, li vestono, preparano loro da mangiare.

Tra questi poi la maggior parte (il 68.3 per cento) fa la spesa, aiuta nelle faccende domestiche (il 37.5 per cento) e mette a letto i propri figli ogni sera (25 per cento). D’altra parte, riportava l’Economist qualche tempo fa, la possibilità di diventare padre e la necessità di avere un’occupazione che permetta di avere cura dei propri figli è un fattore di cui attualmente anche i giovani uomini tengono conto, mentre fino a non molto tempo questa preoccupazione era appannaggio esclusivo delle donne.

Il “fenomeno”, come accennato, per il momento è di nicchia ma è significativo che se ne parli. Quanto ai papà high care, sembra che siano anche felici di godere in questo modo le gioie della paternità.

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