Non è un paese per giovani, i dati (sconcertanti) dell’Atlante Save the children

di Redazione 1

L’Italia, crisi a parte, sarà anche tra i paesi più ricchi del mondo ma i nostri bambini non versano in buone condizioni: povertà dilagante, inquinamento urbano, scarsità di servizi e stili di vita poco sani, sembrano infatti interessarli sempre di più in questa società del benessere che comincia a non sembrare più tanto benestante come un tempo.

A fare luce su una realtà a dir poco sconcertante è il secondo Atlante dell’infanzia Save the children, relativo alle condizioni di vita dei bambini e adolescenti italiani, paragonate, in occasione del 150esimo anniversario dell’unità di Italia, a quelle dei coetanei del Risorgimento.

Nel bel paese si contano attualmente oltre dieci milioni di minori: oltre un milione di essi si trova in condizioni di povertà relativa, più di 600mila invece versano in condizioni di povertà assoluta. La gran parte dei bambini poveri vive nel sud, soprattutto in Sicilia, Campania e Basilicata, ma quanto a deprivazione materiale non si scherza neppure nel nord-est, dove il 7% delle famiglie con figli dichiara di avere difficoltà a portare in tavola un pasto decente in media ogni due giorni.

Altissimo in tutte le città italiane l’inquinamento atmosferico e il livello di cemetificazione nelle aree urbane ma quanto a disponibilità di verde urbano stanno meglio al nord dove un bambino su due può giocare all’aria aperta in parchi e giardini pubblici, mentre a Napoli solo un bambino su 100 sa cosa vuol dire correre libero su un prato e il pallone deve rincorrerlo per strada.

Non appare quindi troppo paradossale il crecente dilagare dell’obesità con oltre un milione di bambini italiani in sovrappeso: vita sedentaria e cibo spazzatura hanno spazzato via rachitismo e gracilità, le tragedie che toccavano i bambini di fine ‘800. E se il loro numero negli utlimi 150 anni si è mantenuto più o meno costante, le città sono popolate da anziani che però anche loro non se la passano un granchè. Ma questa è un’altra storia.

Se dunque l’Italia non è un paese nè per giovani nè per vecchi mi chiedo per chi sia.

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