Bimba nata morta e Tbc: policlinico Gemelli di Roma nella bufera

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Un periodo negativo per il reparto di neonatologia del policlinico Gemelli di Roma, ma che dovrà necessariamente portare all’individuazione delle responsabilità per fatti che davvero lasciano basiti soprattutto se si parla di una delle strutture ospedaliere fiore all’ochiello della sanità italiana. E’ vero che l’ultima “bomba” scoppiata in reparto riguarda un problema generale che coinvolge tutto il personale infermieristico (nonostante la vaccinazione alla tbc per gli infermieri sia obbligatoria e importante perchè il contagio è diffuso e facilmente trasmissibile), ma l’ultimo episodio di qualche giorno ci lascia davvero nello sgomento.

Una donna incinta che aveva superato di due settimane il nono mese di gravidanza è stata rimandata a casa e qui ha partorito una bimba nata morta. Sulla vicenda ci sono ipotesi contrastanti, c’è chi dice, ma Antonio Lanzone, direttore di Ginecologia disfunzionale al policlinico Gemelli, che il ricovero non è stato effettuato per mancanza di posti letto, qualcun’altro imputa l’accaduto a un errore di valutazione.

E’ anche vero che, sebbene siano casi rari, non sempre gli screening prenatali permettono di focalizzare il quadro clinico tale da evidenziare una situazione d’urgenza o gravissima. E’ anche plausibile, ma è solo l’impressione persone, che per tragica fatalità la signora non era al corrente di una gestazione protratta di oltre due settimane al nono mese, notizia che sicuramente avrebbe allarmato in misura maggiore gli operatori.

La direzione del policlinico dell’università Cattolica fa sapere:

Quanto accaduto sarà approfondito negli aspetti clinici e in quelli scientifici. Gli studi della letteratura internazionale, sottolineano come la morte endouterina al termine della gravidanza, per quanto rara, non sia azzerabile anche attraverso l’adozione dei controlli più intensivi. Dobbiamo constatare, con rincrescimento, come la drammatica vicenda sia stata catalogata, in poche ore e senza i necessari riscontri, come un fatto di malasanità, con ciò favorendo giudizi sommari e iniziative destinate più ad alimentare il clamore che ad agevolare l’accertamento dei fatti, che sta a cuore innanzitutto al Policlinico e a tutti i suoi operatori.