Se il bambino piange è colpa della mamma troppo stressata

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Calmare il pianto del bambino per una mamma è spesso motivo di stress. Attenzione però bisogna imparare a rilassarsi e non vivere con troppa tensione la cura di neonato. È umano essere preoccupati di non saper interpretare e far fronte alle sue necessità, ma attenzione a non esagerare. Secondo i ricercatori dell’università di Dresden (Germania), che hanno seguito 300 mamme durante la gravidanza e dopo il parto per capire il legame tra il pianto prolungato e ripetuto del bebè e i comportamenti materni, i bambini con le mamme stressate piangono di più.

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Gli scienziati hanno concluso che se la neomamma soffre di disturbi d’ansia già in gravidanza, il piccolo è più incline a crisi di pianto della durata di 2-3 ore al giorni. Per gli esperti, la spiegazione è semplice: un attaccamento sicuro e un atteggiamento equilibrato e non ansiogeno della madre rendono il piccolo più forte e sicuro di sé e gli la giusta forza per affrontare le difficoltà.

Dopo il parto quasi una donna su cinque soffre di disturbi d’ansia e depressivi, il 13% di donne sperimenta già un disturbo dell’umore durante le prime settimane dopo il parto, il 14 % nei primi tre mesi e il 20% nel primo anno. Oltre quindi allo stato emotivo del bambino, l’ansia in gravidanza è associata a conseguenze negative sullo sviluppo fetale e alla possibilità di manifestare una depressione post-partum.

Come mai tutto questo stress? Nei nove mesi la causa è spesso la condizione di salute della mamma. L’ansia può anche manifestarsi con sintomi fisici, non solo psichici, come ipermesi, vomito e nausea, malessere generale, affaticamento, disturbi del sonno e dell’alimentazione, gambe senza riposo o pesanti. È molto importante che la donna abbia un buon sostegno familiare e deve cercare di vivere la maternità serenamente. Su questo fronte i papà possono fare veramente tanto.

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