La colestasi gravidica

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Tutte le mamme e le future tali lo sanno: con l’avanzare della gravidanza e la crescita del pancione, la pelle si tende, tira e prude. Il prurito è uno dei disturbi più frequenti che si manifestano durante i nove mesi di gestazione e soprattutto nell’ultimo trimestre. Generalmente, il prurito tende a localizzarsi sull’addome, sui seni e sulle gambe. Il prurito anche se è un fastidio frequente e spesso banale, non deve essere sottovalutato ed è importante parlarne subito con il proprio ginecologo. Il prurito, infatti, può essere il campanello di allarme di un  disturbo ben più serio: la colestasi gravidica.

Cos’è la colestasi gravidica?

La colestasi gravidica è una patologia, tipica della gravidanza, legata alla cattiva funzionalità del fegato. Si tratta di un’anomalia nella secrezione biliare.

Nello specifico, il fegato, a causa dei mutamenti ormonali della gestazione, non agisce più bene come filtro e la bile (sostanza che aiuta l’intestino ad assorbire grassi e vitamine) non scorre più liberamente nei condotti biliari ma fuoriesce, ristagna nel fegato ed i sali biliari si disperdono nel sangue e nei tessuti. Questo provoca il prurito inizialmente su gambe e braccia e poi si diffonde al resto del corpo. Spesso il prurito, che può diventare molto intenso, è accompagnato dalla comparsa di puntini rossi. Ancora non è ben chiaro il meccanismo che scatena la malattia: si suppone un’origine genetica o una sensibilità del fegato. La diagnosi della colestasi gravidica prevede un’ecografia della colecisti materna che, in presenza della patologia, apparirà più distesa e a contenuto corpus colato, oppure le analisi del sangue. In questo caso, si riscontrerà una strana concentrazione dei sali biliari e, nei casi più seri, un aumento delle transaminasi. La colestasi gravidica tende a risolversi spontaneamente dopo il parto ma non deve essere trascurata perché potrebbe causare sofferenza fetale, parto pre-termine o taglio cesareo. I sali biliari nel sangue potrebbero, infatti, attraversare la placenta e arrivare al bambino, determinando sofferenza fetale.

Cura della colestasi gravidica

Per favorire l’eliminazione dei sali biliari è necessario bere molta acqua (1,5-2 litri al giorno) e seguire una dieta sana ed equilibrata, evitando alimenti grassi e molto speziati, i cibi fritti, i salumi e tutti quei cibi che richiedono un forte lavoro del fegato. Se si la colestasi gravidica comporta anche una sofferenza epatica, il medico può prescrivere dei farmaci protettiti per il fegato. In tutti i casi può essere utile un trattamento per alleviare il prurito.

3 commenti su “La colestasi gravidica”

  1. Ciao a tutti!
    Ho 46 anni e 6 anni fa ho partorito il mio bambino con taglio cesareo alla 38° settimana perchè mi era stata diagnosticata una colestasi gravidica. Da allora sono costretta ogni mese a fare le analisi del sangue per tenere sotto controllo la funzionalità epatica, che comunque sia non è stata compromessa, e una ecografia ogni sei mesi perchè dopo il parto il mio fegato è rimasto disomogeneo, io non riesco a capire l’epatologo dice che secondo lui durante la gravidanza ho contratto un epatite, mentre il ginecologo dice che è stata una colestasi gravidica.
    in conclusione, io vorrei sapere cosa devo fare per venire a capo di questa situazione e saper con certezza che cosa ho avuto.

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