Tumore in gravidanza, un nuovo studio analizza gli effetti della chemioterapia

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Ci sono momenti spaventosi nella vita. Tra i peggiori è quello di scoprire di avere un tumore in gravidanza. Il mondo ti cade addosso. Ti sembra che la gioia più grande della vita, quella per cui hai atteso tanto, si tramuti in un incubo. Lo vedrai crescere, ci sarai per il suo primo compleanno o quando si sposerà? È un’esperienza che ti condiziona la vita. La prima scelta da fare è: affrontare la malattia.

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È proprio qui che si aprono le prime domande: con un tumore in gravidanza possono curarmi, quali sono i rischi per il bambino? Un nuovissimo studio, condotta da Frédéric Amant, oncologo e ginecologo dell’ospedale universitario di Lovanio (in Belgio), insieme a molti ricercatori, tra cui due italiani, ha dimostrato che la chemioterapia durante i mesi di gestazione non sembra incidere sulla salute dei nascituri, né sulle loro capacità cognitive.

Si tratta di uno studio preliminare, ma i risultati sono rassicuranti. E suggerisce che l’inizio dei trattamenti può non essere rimandato. Ciò vuol dire iniziare a combattere prima la malattia e avere più possibilità di vincerla. Frédéric Amant ha commentato:

Nella maggior parte dei casi, questi bambini sono nati prematuramente per decisione dei medici, che hanno indotto il parto per permettere alle madri di continuare i trattamenti. In altri casi, invece, il parto prematuro è stato naturale, ed è possibile che i farmaci abbiano giocato un ruolo.

Ovviamente questo studio ha dei limiti: le donne sono state trattate con molti tipi diversi di chemioterapia, ma non per questo sono in grado di garantire che tutti i farmaci chemioterapici siano sicuri per la salute del bambino.

Abbiamo bisogno di un numero molto più grande di casi per ogni singolo farmaco, per poter documentare i potenziali effetti di ciascuno. Inoltre, non possiamo automaticamente estendere questi risultati ai farmaci più recenti, compresi quelli biologici a bersaglio molecolari. Infine, abbiamo bisogno di follow up più lunghi per escludere un qualche effetto tossico a lungo termine.

 

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