Fertilità maschile a rischio per l’inquinamento atmosferico

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L’inquinamento atmosferico non minaccia soltanto i polmoni e l’apparato cardiovascolare, ma potrebbe rappresentare un pericolo concreto anche per la salute riproduttiva maschile.

È quanto emerge da uno studio epidemiologico condotto negli Stati Uniti e presentato di recente a Londra in occasione del 42° incontro annuale della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE).

fertilità maschile

Cosa dice la ricerca sull’inquinamento e la riproduzione maschile?

La ricerca, coordinata dalla dottoressa Carrie Nobles dell’Università del Massachusetts Amherst, focalizza l’attenzione sui meccanismi epigenetici. L’ipotesi centrale è che l’esposizione prolungata ai principali agenti inquinanti durante le fasi delicate dello sviluppo dello sperma possa provocare modifiche nella metilazione del DNA spermatico. Si tratta di alterazioni chimiche che non modificano la sequenza genetica in sé, ma agiscono come veri e propri “interruttori” in grado di regolare l’attivazione o il silenziamento di specifici geni.

L’indagine si distingue per l’ampiezza e il rigore del campione esaminato. Tra il 2013 e il 2017 sono stati monitorati 2.000 uomini residenti a Salt Lake City, nello Utah. I partecipanti hanno fornito campioni di liquido seminale al momento dell’arruolamento e successivamente a intervalli regolari di due, quattro e sei mesi. Analizzando i dati ambientali dei tre mesi precedenti a ciascun prelievo, periodo corrispondente all’incirca al ciclo di maturazione degli spermatozoi, gli esperti hanno riscontrato un calo netto degli indicatori di fertilità correlato ai picchi di inquinamento, con particolare responsabilità attribuita all’ozono e al biossido di azoto.

Approfondendo l’analisi molecolare su un sottogruppo di 1.220 partecipanti, i ricercatori hanno identificato ben 39 alterazioni specifiche della metilazione correlate al mix di inquinanti presente nell’aria. Il dato più rilevante riguarda il frequente coinvolgimento del gene GNAS, un elemento chiave già noto alla letteratura scientifica per il suo ruolo nei processi riproduttivi, nello sviluppo degli spermatozoi, nel controllo di qualità cellulare e nelle prime fasi di accrescimento embrionale e fetale.

La necessità di fare ulteriori ricerche

Sebbene la correlazione appaia solida, gli autori sottolineano che i meccanismi biologici esatti non sono ancora stati completamente chiariti. Non si conosce con precisione in quale percentuale l’inquinamento influisca sul tasso di fecondità rispetto ad altri fattori dello stile di vita. Per questa ragione, la comunità scientifica ha accolto con grande interesse i risultati dell’ESHRE, concordando sulla necessità urgente di finanziare ulteriori ricerche per quantificare l’impatto reale dell’ambiente sulla riproduzione umana.

Sembra quindi esserci sicuramente qualche correlazione tra l’inquinamento atmosferico e la fertilità maschile, ma è opportuno approfondire questo discorso con ulteriori ricerche che potranno scoprire elementi in più a riguardo. Senza dubbio, tale situazione, spiegherebbe anche il perché negli ultimi anni sia sempre più complicato fare figli in modo naturale.

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