Giornata della Memoria, tre poesie per non dimenticare

di Fabiana Commenta

Oggi, 27 gennaio è la Giornata  della Memoria, una giornata per non dimenticare l’orrore dell’Olocausto: una data non casuale quella scelta perché proprio il 27 gennaio 1945 l’esercito sovietico aprì i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. 

giornata della memoria

Il Giorno della Memoria nasce in Italia con la legge 211 del 20 luglio 2000: una giornata per non dimenticare e per ricordare le vittime della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei e di tutti i cittadini italiani deportati nei campi di concentramento.

Ecco tre poesie-canzoni per per i bambini per non dimenticare. 

Auschwitz

Francesco Guccini

Son morto ch’ero bambino

son morto con altri cento

passato per il camino

e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz c’era la neve

il fumo saliva lento

nel freddo giorno d’inverno

e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz tante persone

ma un solo grande silenzio

che strano non ho imparato

a sorridere qui nel vento.

Io chiedo come può l’uomo

uccidere un suo fratello

eppure siamo a milioni

in polvere qui nel vento.

Ancora tuona il cannone

ancora non è contenta

di sangue la bestia umana

e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà

che l’uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare

e il vento si poserà.

 

Memoria 

di Natalia Ginzburg 

Gli uomini vanno e vengono

per le strade della città

Comprano libri e giornali,

muovono a imprese diverse.

Hanno roseo il viso,

le labbra vivide e piene.

Sollevasti il lenzuolo

per guardare il suo viso,

ti chinasti a baciarlo

con un gesto consueto.

Ma era l’ultima volta.

Era il viso consueto,

solo un poco più stanco.

E il vestito era quello di sempre.

E le scarpe erano quelle di sempre.

E le mani erano quelle che

spezzavano il pane e

versavano il vino.

Oggi ancora nel tempo

che passa sollevi il lenzuolo

a guardare il suo viso

per l’ultima volta.

Se cammini per strada

nessuno ti è accanto

Se hai paura

nessuno ti prende per mano

E non è tua la strada,

non è tua la città.

Non è tua la città

illuminata. La città

illuminata è degli altri,

degli uomini che vanno

e vengono comprando

cibi e giornali.

Puoi affacciarti un poco

alla quieta finestra

a guardare il silenzio,

il giardino nel buio.

Allora quando piangevi

c’era la sua voce serena.

Allora quando ridevi

c’era il suo riso sommesso.

Ma il cancello che a sera

s’apriva, resterà chiuso

per sempre, e deserta

è la tua giovinezza.

Spento il fuoco,

vuota la casa.

 

Un paio di scarpette rosse 

di Joyce Lussu 

C’è un paio di scarpette rosse

numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica

“Schulze Monaco”.

C’è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio di scarpette infantili

a Buckenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo

chi sa di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l’eternità

perché i piedini dei bambini morti non crescono.

C’è un paio di scarpette rosse

a Buckenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano le suole.

 

GIORNATA DELLA MEMORIA, TRE POESIE PER NON DIMENTICARE

 

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