Il congedo di paternità

di Redazione 3

congedo paternità

All’interno di Gazzetta del Lavoro, il blog dedicato al lavoro ci siamo occupati già del congedo di paternità. Come ben sappiamo nel caso in cui la madre fosse impossibilitata ad occuparsi del piccolo, il padre può astenersi dal lavoro.

Ma non solo. Infatti secondo una recente norma il papà ha diritto al congedo anche nel caso in cui la madre sia casalinga.

Rivediamo i principali punti.

L’INPS ha accolto la sentenza del Consiglio di Stato (n. 4293 del 09.09.2008, Sezione VI) che ha esteso la norma dei riposi giornalieri anche al padre anche nel caso in cui la madre è casalinga e risulti impegnata in attività che la distolgano dalla cura del neonato. A questo scopo la madre casalinga è considerata alla stregua della “lavoratrice non dipendente”

In questo modo si è interpretato l’indirizzo del Consiglio di Stato nel senso di maggior favore del ruolo del padre, riconoscendo il diritto del padre a fruire dei riposi giornalieri sempre nel caso di madre casalinga, senza eccezioni ed indipendentemente dalla sussistenza di comprovate situazioni che determinano l’oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino

Il padre può usufruire dei riposi giornalieri, da una a due ore al giorno a seconda dell’orario giornaliero di lavoro, entro il primo anno di vita del bambino o entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato (art. 39 e 45 del Dlgs. 151/2001).

Ed ancora, la sentenza del Tribunale di Firenze, ha esteso la norma dell’astensione del congedo di paternità anche nei due mesi precedenti il parto. Quindi il padre può astenersi dal lavoro nei 3 mesi successivi al parto con l’80% dello stipendio ed ha la possibilità di estendere tale diritto anche nei mesi successivi.

Per maggiori informazioni vi  invitiamo a consultare il sito Inps.