Internet “in famiglia”

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I bambini sono bravissimi con la tecnologia: scrivono in chat, “smanettano” con internet, giocano ai videogames con una facilità e una disinvoltura che molto spesso stupisce i genitori, i quali magari si sentono impacciati di fronte ad una tastiera o ci hanno impiegato diverso tempo per prenderci dimestichezza.

Il problema è che, specialmente nei periodi di maggiore entusiasmo per il “nuovo giocattolo“, si ha a che fare con le ricadute negative di questi fenomeni. Va da se, che per prevenire e/o risolvere i danni dell’abuso della tecnologia, bisogna conoscerli.

Proprio per questo Vodafone ha lanciato Infamiglia, un progetto per colmare il gap generazionale sull’uso dei nuovi media (gap testimoniato dalla ricerca “Bambini e Nuovi Media” condotta da People con Terres des Homes Italia Onlus, per cui solo il 18% dei genitori si trova a suo agio con la gestione del rapporto tra i figli e i nuovi media).

Il fatto che esista una differenza così rilevante sul livello di alfabetizzazione alle nuove tecnologie tra nonni, genitori e figli impedisce il canale di comunicazione che usualmente costituisce l’educazione: come fanno i nonni a giocare con i nipoti se hanno giochi in comune? Come fanno i genitori a monitorare i figli se non conoscono i limiti della tecnologia e dei nuovi media?

Nel portale infamiglia.vodafone.it genitori e nonni potranno trovare non solo guide all’utilizzo degli strumenti informatici, ma anche l’attenzione a temi legati alla genitorialità e alla tecnologia.

Questo obiettivo aveva spinto anche un’Associazione Pediatrica Americana a stilare una sorta di ricettario per insegnare ai bambini a navigare nel web in sicurezza. Il pericolo non è solo fare in modo che loro abbiano dei criteri opportuni per ricercare, informarsi e divertirsi, ma anche che non cadano vittime di facili dipendenze da web, che li inducono a peggiorare il rendimento scolastico, a dormire male, alla stanchezza cronica e a maggiori disturbi dell’umore.

Sulla dipendenza da videogiochi se ne sono dette tante, alcune ricerche hanno avanzato l’ipotesi che i videogiochi tendono ad aumentare l’ansia nei bambini e a renderla patologica nel circa il 10% dei casi. In un caso, almeno in apparenza, di inusuale “responsabilità di mercato” è stata addirittura la Nintendo a lanciare il comunicato sui bambini sotto i 6 anni e i videogiochi, secondo cui i bambini non devono giocarci (sebbene quelli 2D siano accettabili, i 3D sono altamente sconsigliati) in quanto fa male alla vista.

Internet e le nuove tecnologie rappresentano un’opportunità di crescita per le nuove generazioni”, dice Manlio Costantini, direttore costumer operations di Vodafone Italia, “è fondamentale intervenire per consentire loro di utilizzare i new media in maniera corretta e al massimo delle potenzialità”.

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